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venerdì 10 luglio 2009

Lettera di un papà

Le storie che meritano di essere raccontate e ascoltate le trovi ovunque, anche in fatti di cronaca di cui non vorresti mai leggere né tantomento scrivere. E così, mentre i grandi della terra parlano di massimi sistemi (con risultati all'apparenza impalpabili...speriamo solo all'apparenza) la vita, quella reale, di altri ma che potrebbe anche essere nostra, ti schiaffeggia con notizie tragiche. E con le parole di un padre al figlio morto. La lettera che segue, pubblicata da La Provincia, merita - per quanto straziante - di essere letta. Le parole scritte dal papà di Andrea Edera sono una testimonianza straordinaria. Un piccolo, ma prezioso manuale di cosa vuol dire essere padre.

Caro Andrea,
sono qui nella tua stanza, guardo i tuoi oggetti, le tue foto che ti ho fatto fin da quando eri bambino. Come nella moviola di un film sto ripassando i tuoi anni passati, la nascita, i primi passi, la scuola, le vacanze passate assieme, il tuo lavoro. Anche le mie arrabbiature per farti fare i compiti, per le marachelle, quando hai rubato i pomodori del Dante con il tuo amico Daniele, o la multa che hai presto a Maslianico quando impennavi il motorino. Poi sei cresciuto, ti sei appassionato a quello che facevi, mi chiamavi per farmi ascoltare la tua musica preferita, ed io impassibile a non darti la soddisfazione di dirti: «Sì, è bella». Fui felice quando mi chiedesti di fare una vacanza con te, non te lo dissi. Partimmo, guidasti quasi per tutta la strada, volevi dimostrarmi quanto eri sicuro nella guida, e quanta resistenza avevi. Ce la godemmo quella vacanza! E non ti ho mai ringraziato per quei giorni che mi hanno permesso di conoscerti adulto, "uomo", con i tuoi progetti, i tuoi desideri. Un Natale portasti a casa una lettera del "Tarcisio", scriveva belle parole per te, il tuo impegno sul lavoro, e ti ringraziava. Feci finta di leggerla con noncuranza, ma ero felice per te. Però la lettera la conservo ancora io, e mi dicevo: sei bravo, leale e ti apprezzano per le tue capacità. Per te mi preoccupavo, per la tua troppa sicurezza, per quel tuo affrontare i pericoli mettendoti davanti con il tuo fisico "poderoso" e facendo, con questo, scudo agli amici contro chi "osava" far loro del male. E sono sicuro che anche l’altra notte hai pensato al tuo amico, a come proteggerlo. Ma purtroppo hai trovato un "nemico" più forte di te. Quando hai iniziato il corso della Croce Rossa non ho saputo dirti altro che: «Era ora», invece avrei dovuto abbracciarti. E ti vedevo quando indossavi la divisa come una seconda pelle, orgoglioso di quello che andavi a fare. E al rientro dal turno parlavi già da... "soccorritore consumato". Hai superato gli esami e non ho nemmeno fatto in tempo dirti: «Bravo».
Ti ho visto l’ultima sera a Cernobbio, tu eri in servizio per la festa. Mi sei passato davanti, mi hai guardato, mi hai lanciato un sorriso. Ti ho fatto un cenno di saluto. Volevo dirti quanto ti stimavo per quello che stavi facendo e per come lo stavi facendo, te lo dico ora che sei partito per un lungo viaggio. Quando ci rivedremo, permettimi di abbracciarti. Sono orgoglioso e fiero di averti conosciuto e avuto come figlio.
Il tuo "pà"

domenica 5 luglio 2009

La stanza dei sogni


Le pareti della casa in cui voglio vivere hanno il ritmo del rock. E raccontano storie di donne e di uomini. Parlano di sogni. Palpitano di vita. Le pareti della casa in cui voglio vivere non le tocchi, le ascolti. E le senti cantare di terre promesse, di cuori infranti, di luci accecanti, di rinascita. La costruzione della casa dei sogni non richiede mutui o mattoni. Non ci sono cantieri o barriere. Bastano tre chitarre, un paio di tastiere, un basso, un violino, una batteria e il sax suonato da un grande uomo. E la casa, come per incanto, si materializza. Sono stanze piene di energia. Di persone che ballano. Saltano. Cantano. Ogni sera, quando viene il momento di "lavorare su un sogno", il carpentiere racconta il suo progetto. Racconta di quella casa che vuole costruire. Una casa dove le paure di ogni giorno si trasformano in amore, dove la disperazione che ci circonda diventa speranza, dove i dubbi cambiano in fede, dove la tristezza si fa gioia e felicità. "Questo è il nostro lavoro. Prendere le brutte notizie e trasformarle in buone notizie. Nella nostra casa c'è musica. E il rumore non ci spaventa". Ecco. E' proprio quella la casa che in cui vorrei vivere. E in cui vorrei far crescere mia figlia. Le persone che amo. E anche quelle che non conosco.
In quella casa, io, ci tornerò ogni volta che potrò farlo. Se ne avrete l'occasione bussate anche voi. Ne vale la pena.

ps al minuto 3 e 35 e al minuto 4 e 25 tra le migliaia di visitatori della casa compaio anch'io

martedì 23 giugno 2009

Lui la pensa così...

Per fortuna che Minzolini ci insegna cos'è il vero giornalismo... sarebbe il caso che la categoria, dopo questa illuminante lezione del neo-direttore del tg1, prendesse nota. Comprese le testate storicamente e, viene da pensare dopo l'intervento di Minzolini, a torto considerate come un esempio del Vero Giornalismo facciano un bell'esame di coscienza. Insomma, lo scandalo escort che sta investendo il presidente del consiglio NON è una notizia... anche se la Bbc la pensa diversamente, anche se il Times la pensa diversamente, anche se la Abc la pensa diversamente, anche se Fox news la pensa diversamente, anche se l'Indipendent la pensa diversamente, anche se il Guardian la pensa diversamente, anche se il Telegraph la pensa diversamente, anche se il Daily Mail la pensa diversamente, anche se Le Monde la pensa diversamente, anche se l'Indian express la pensa diversamente, anche se l'Hindustan time la pensa diversamente, anche se il The Australian la pensa diversamente, anche se l'Irish time la pensa diversamente, anche se la Bild la pensa diversamente, anche se il New Zeland Herald la pensa diversamente, anche se China Daily la pensa diversamente, anche se il Clarin la pensa diversamente, anche se El Pais la pensa diversamente, anche se El Mundo la pensa diversamente, anche se El Periodico de Catalunya la pensa diversamente, anche se Metro Montreal la pensa diversamente... e, tutto sommato, anche se anch'io, nel mio piccolo, la penso diversamente...

sabato 20 giugno 2009

Il papigate

C'è un uomo che nel mostrare il suo bidet a un capo di uno Stato confinante ha detto: "Non hai idea di quante natiche abbia accolto questo bidet!".
C'è un uomo che si è fermato a dare un passaggio ad alcune starlette... su aerei di Stato.
C'è un uomo che ad una escort (non l'auto) avrebbe detto: "Aspettami nel letto grande", proprio mentre negli Usa si scriveva la storia con l'elezione di Obama.
C'è un uomo che nella stanza del "letto grande" dove ad aspettarlo ci sarebbe stata una escort (non l'auto) aveva appeso la foto della moglie (ora ex).
C'è un uomo la cui moglie (ora ex) sostiene sia malato perché frequenta le minorenni.
C'è un uomo che ha festeggiato i 18 anni di una ragazza conosciuta in circostanze quantomeno fumose.
C'è un uomo che le ragazze chiamavano Papi: "Loro molto bambole, lui molto papi".
C'è un uomo che scherza con i premier degli altri stati: "La verità è che Pavlova ha una figlia fantastica. E tu conosci il mio interesse per le minorenni".
C'è un uomo che ai terremotati di Abruzzo che protestavano a Roma, molti dei quali hanno pianto parenti e amici, ha detto: "Speculate sui morti"
C'è un uomo che un quotidiano francese ha chiamato "cochon".
C'è un uomo di cui la stampa di tutto il mondo ha detto peste, ma soprattutto corna.
Quell'uomo governa l'Italia.

venerdì 19 giugno 2009

Villa spericolata

Massimo Gramellini si conferma un genio.... ecco cosa scrive oggi su La Stampa.

(Articolo da cantare, stonati compresi)

Voglio una villa maleducata - con la piscina piena di gin - voglio una bionda super truccata - con cui giocare insieme a nascondin - voglio una villa che non è mai tardi - per far scoppiare in spiaggia due petardi - voglio una villa con le veline vestite da camerieri sardi.

E poi ci troveremo io Alfano e Ghedin - a cercar foto sconce sotto i cuscin - ma forse non le troveremo mai - e allora amici cari saranno guai - mia moglie furibonda - la Cia che mi sfonda - e tutto il mondo a farsi sempre i fatti miei, eh.

Voglio una villa spericolata - con Smaila al piano e Bondi al clarin - voglio una pillola esagerata - che mi faccia i muscoli di Obama e Putìn - voglio una villa che non è mai tardi - per travestirsi tutti da ghepardi - voglio lanciar reggiseni in un cespuglio di cardi.

E poi ci sposteremo a palazzo Grazioli - per mangiar con le amiche pizza e fagioli - ma non la digeriranno mai - vorranno un diamante o una fiction in Rai.

Ognuna col suo book - ognuna col procuratore - ognuna avrà un registratore per farsi i fatti miei, eh. Voglio una villa maleducata - dove sposare una disoccupata - voglio un Paese che se ne frega - e guarda i tiggì senza fare una piega - voglio un Paese che sia pieno di tordi - li voglio ciechi muti e pure un poco sordi - voglio un Paese che di me non si scordi.

(Grazie Vasco, e scusa per lo scempio).

giovedì 18 giugno 2009

Controcorrente

Sono stato a Venezia. Per un giorno intero l'ho attraversata. L'ho osservata. Ho tentato di viverla. Poi, dopo essermi sforzato di farmela piacere, ho capito: Venezia non fa per me. Non ci abiterei mai. Intendiamoci, è un'opera d'arte inarrivabile. Ma proprio per questo non a misura di uomo. E' una città per turisti. E le città per turisti non mi hanno mai entusiasmato.

domenica 7 giugno 2009

Via....

E' iniziato il delirio... Stoccolma...I've just seen...".... the heartstoppin', pants-droppin', hard rockin', booty shakin', earth quakin', love makin', viagra takin', history makin', legendary E STREET BAND!!!"

Morto per divertimento

Ci sono tanti modo di uscire di scena. In modo anonimo, tragico, ridicolo, inutile, spettacolare. E ci sono cascate di differenti emozioni da lasciare a chi resta: disperazione, indifferenza, odio, amore, felicità, tristezza. Siamo atavicamente abituati a vivere i funerali come qualcosa di lacerante ed emotivamente distruttivo. Per questo mi ha colpito leggere dell'ultimo saluto a Norman. Che se n'è andato così come aveva vissuto: con un sorriso e uno scherzo innocente. Quasi a dimostrare che la vita è sì una cosa seria, ma solo se si ha il coraggio - almeno ogni tanto - di affrontarla con un nasone rosso appeso in mezzo a un volto felice.

mercoledì 3 giugno 2009

Il compleanno

Se potessi ti regalerei un aquilone su cui poter volare verso quegli arcobaleni che ti piacciono così tanto. Ti regalerei mille e un colore per dipingere la vita e renderla ogni giorno nuova e luminosa. Ti regalerei la luna, che è sempre utile avere un'amica misteriosa che ti cammina affianco. Ti regalerei anche il sole, per scaldare il cuore nei giorni di pioggia o in quelli di neve. Ti regalerei un cappello capace di raccogliere i sogni, perché i tuoi meravigliosi miraggi non vadano perduti. Se potessi, bambina mia, ti regalerei un modo pieno di gente ugualmente diversa. Ti regalerei il coraggio di schiaffeggiare gli arroganti con la tua felicità. Ti regalerei scarpe buone per passeggiare sicura verso il futuro. Ti regalerei una macchina fotografica, per sapere come vedi tu il mondo. E poi ti regalerei un cucciolo, per il suo bisogno d'amore che tu sapresti così bene soddisfare. Sai, figlia mia, se potessi di regalerei un castello e una principessa a cui chiedere che ti racconti la sua favola. Ti regalerei anche un drago, per scoprire che non è sempre così vero che le cose che devono far paura fanno veramente paura. Ti regalerei un paio di ali, per assaggiare la gioia di libertà dei gabbiani. Ma anche un letto caldo e colorato, per quando sarai stanca e hai bisogno di qualcuno che ti rimbocchi le coperte. Se potessi, mia grande felicità, ti regalerei queste e tante altre cose. Ma a sette anni scoprirai che queste cose le potrai avere, tutte quante. Basta non perdere la tua felicità, la dua dolcezza e quella tua invidiabile capacità di sognare. Per questo, bimba mia, per il tuo compleanno ti vorrei restituire ciò che tu mi hai sei stata in grado di costruire anni fa: il mio più luminoso e gioioso sorriso. Buon compleanno

martedì 19 maggio 2009

Un mondo perfetto /2

In un mondo perfetto i sogni resterebbero tali, anche se forse avrei la possibilità di farne avverare qualcuno in più. In un mondo perfetto di certo non si sognerebbe solo per se stessi, ma anche per qualche persona davvero speciale che ti è vicina. In un mondo perfetto fare l'amore avrebbe la precedenza sul lavoro e i doveri. Più in generale, nel mio mondo perfetto, i piaceri verrebbero prima dei doveri. Ma in un mondo perfetto, si sa, tutto è perfetto. Anche le imperfezioni. Per questo anche un ginocchio messo male non ti negherebbe la gioia di una sgambata con gli amici sulla spiaggia. In un mondo perfetto, però, i guai si trasformerebbero chiaramente in opportunità. E le sfortune in fortune. Per questo, nel mio mondo perfetto, ogni occasione sarebbe perfetta per salire un gradino in più verso quella forma di felicità che tanto si avvicina alla perfezione: la gioia della consapevolezza. Che è saper gustare, assaporare, vivere ogni occasione. In un mondo perfetto nessuno si negherebbe mai un sorriso. Anche se, nel mio mondo perfetto, a nessuno verrebbe mai tolto il diritto di piangere. In un mondo perfetto ci abbracceremmo di più, tutti, senza necessità di chiedere i permessi di soggiorno. Perché, in un mondo perfetto, saremmo tutti perfettamente e soltanto figli di questo mondo. Che, nel mio pianeta perfetto, non avrebbe confini, barriere, espulsioni. Nel mio mondo perfetto la critica sarebbe sacrosanta, ma ripulita dall'insulto e dal razzismo. Perché è un mondo perfetto per me. Anche se, in quanto perfetto, potrebbe aspirare ad esserlo anche per chi ancora non conosce la parola: sono un uomo.

mercoledì 13 maggio 2009

La risoluzione multietnica

Che risveglio choc, per silvio berlusoni. Ieri mattina, mentre allontanava le crosticine della notte dalla periferia degli occhi e tirava le zampe di gallina stirachiandosi soddisfatto, ha fatto un balzo sulla sedia leggendo il giornale. Un extracomunitario, a capo di un'organizzazione multietnica, lanciava strali contro il suo governo accusandolo di violazione dei diritti umani. Dopo aver provato a chiamare Veronica per sfogare con lei il suo disappunto, e aver ricevuto da una guardia del corpo, in tutta risposta, un secco: "presidente, non c'è più. Vuole divorziare da lei...", silvio berlusconi ha chiamato la sua segretaria per dettarle una lettera alla nazione.
"Amico italiano non multietnico, amica italiana soprattutto se gnocca (se sei neodiciottenne chiamami pure papi), sono giorni difficili questi in cui un esercito di clandestini tenta lo sbarco sulle nostre coste. Ma noi resisteremo e forti dell'amicizia dei nostri numerosi alleati (i figli di uno di loro hanno anche giocato nel nostro campionato di calcio) li rispediremo in mare uno a uno. Oggi è iniziato il secondo attacco contro il nostro orgoglio di italiani: quello della propaganda comunissta. Un sudcoreano ci ha aggrediti, forte dell'appoggio di un'organizzazione che raccoglie extracomunitari, abbronzati e multietnici. Diciamo no a tutto questo. Resisteremo. E, se necessario, faremo appello anche all'alleanza atlantica per..."
"Presidente, non per essere scortese... ma l'alleanza atlantica, vede, presuppone che gli Stati Uniti..."
"Brava, gli Stati Uniti. Scriviamo alla Casa Bianca, che l'hanno chiamata bianca non a caso"
"Le ricordo, presidente, che ora alla casa bianca non c'è bush, ma il figlio di un africano"
"Ecco, cosa succede ad aprire le frontiere. Questo è il ringraziamento. No, non ci sto. Scriviamo al palazzo di vetro per chiedere una risoluzione a nostro sostegno..."
"Presidente, non me ne voglia. Ma lì c'è l'Onu, quell'organizzazione presieduta da quel sucoreano che lei attacca nella sua lettera"
"Casspiterina, ssono circondato. E io rispondo: chisssssenefrega. Mi chiami maroni. E speriamo che sappia una nuova barzelletta sconcia che almeno ci facciamo due risate"

lunedì 11 maggio 2009

Io sono multietnico

Sto seriamente pensando di chiedere a silvio i danni. Di portarlo davanti a un giudice e costringerlo a chiedere scusa, per quello che sta facendo a questo paese. E a mia figlia. La mia meraviglia è nata in India. Non ha nel volto i tratti della razza ariana auspicata da silvio e dai suoi democratici alleati. Anzi, ha un sorriso multietnico, di quelli che piacciono a me. A scuola qualche bambino, evidentemente educato con esempi superficiali da genitori superficiali, la apostrofa chiamandola "marocchina" e utilizzando il termine come un insulto. Il rischio, di fronte alle esternazioni di silvio sull'italia che a suo dire non dev'essere multietcnica, di fronte ai rigurgiti del leghista che propone posti riservati ai milanesi sui mezzi pubblici, è che aumenti esponenzialmente il numero di bambini che pensano che "marocchina" sia un insulto. Stiamo scivolando verso la zona più becera, buia, violenta, ignorante della storia. L'italia sta scegliendo quali esempi della storia seguire, e pare si stia concentrando su quella fetta sconfitta dal coraggio delle idee, dal sorriso della solidarietà, dalla gioia della diversità. Io non ci sto, caro "papi". Attendo che mia figlia torni a casa da scuola, stasera. Se dovesse raccontarmi di altri insulti razzisti, verrò a chiedere conto a te dei sorrisi interrotti di una bambina.

Restiamo umani

Copio da Nadia, condivido e rilancio...

A tutti i dirigenti della Sinistra Italiana


Un secondo barcone di sventurati è stato respinto e ricondotto in Libia. Quanti erano? Non è importante. 100,… 20… ,…1, non ha importanza. sono stati violati dei diritti e a violarli è stato il governo del nostro paese. Questi diritti violati costeranno a povera gente che sfuggiva a guerre massacri e fame in alcuni casi tortura e morte. Ho fatto una carellata veloce e più o meno tutti i dirigenti della sinistra , con toni più o meno diversi, hanno parlato, scritto, condannato.
Non Basta!!! A fronte di questa infamia c’è un’esigenza precisa, ineludibile, che la sinistra dia una risposta unica e compatta antirazzista . Non possono esserci distinguo e non può essere una campagna elettorale che spegne il nostro sdegno.
Chiedo che questo appello venga raccolto e si concretizzi nel giro di poco tempo nella risposta della Sinistra italiana contro al razzismo, contro l’intolleranza e per ristabilire i diritti di asilo e di accoglienza.

PS. Chi condivide questa richiesta copi e incolli sul proprio blog il post senza aggiungere o togliere nulla. E’una richiesta minima ma di enorme significato. Facciamoci sentire tutti insieme in un’unica manifestazione o in cento città contemporaneamente.

sabato 2 maggio 2009

Starnuto al mondo

Sarà anche vero che Vasco ha scritto la sua "Un senso" dopo aver letto "Non ti muovere" della Mazzantini. Sarà anche vero che il nuovo libro della moglie di Sergio Castellitto sia un capolavoro. Sarà anche vero che non si può vivere senza una citazione dall'ultima fatica di Margaret. Ma un marito che nel momento di maggiore share del concertone del Primo Maggio decide di usare la Rai per dedicare cinque minuti di monologo (con "involontaria" promozione) al libro della moglie, sarà anche romantico ma a me suono come uno starnuto in piena estate.

martedì 28 aprile 2009

Un genio... o, forse, semplicemente un Uomo

Scusate, lo so che stresso con sta storia di Gramellini (al secolo Massimo vicedirettore de La Stampa)... ma uno che scrive cose come quelle che andrete a leggere qua sotto è un genio... o, forse - non fossimo in questi tempi qua - semplicemente un Uomo.

Dopo aver visto in televisione un documentario sul Medioevo che pullulava di terremoti, bancarotte, carestie, epidemie, dazi, balzelli, crociati, pirati, monaci questuanti, profeti di sventura e cavalieri che vollero farsi re.Dopo essermi accorto che non era un documentario sul Medioevo, ma un’edizione del telegiornale (forse la presenza di Capezzone e Cicchitto avrebbe dovuto insospettirmi).Dopo essermi alzato dalla poltrona e aver controllato che il ponte levatoio e le sbarre - pardon, l’antifurto e le grate - fossero in grado di reggere l’urto dei clandestini accampati giù a valle. Dopo aver infilato l’elmo - il casco - sulla testa per proteggermi dai pericoli della strada, la mascherina sulla bocca per proteggermi dall’influenza suina (se si incrocia con l’aviaria avremo i famosi porci con le ali), l’impermeabile sulle spalle per proteggermi dalla bufera che imperversa nei cieli, il giubbotto antiproiettile sulle zone sensibili per proteggerle dall’insidia degli orchi e i peli sullo stomaco per proteggerlo dal ricatto dei postulanti che si assembrano ai semafori con l’occhio liquido.Dopo aver fatto tutto questo, redatto testamento ed essermi confessato, ho preso la decisione più perigliosa della mia vita. Ho aperto la porta e sono uscito di casa.
Massimo Gramellini

venerdì 24 aprile 2009

Fantavita /2

Torno a giocare con la mia vita. E, per diletto, a girare le viti dei cardini della quotidianità per vedere se il cigolio passa. Come ho già avuto modo di dire in un post precedente non si tratta di giocare a inventarsi una vita parallela cambiando se stessi, ma di inventarsi regole nuove (anche irreali, sia chiaro) rimanendo protagonisti della propria esistenza. Premessa noiosa.
Cominciamo a giocare.
Oggi sarò blasfemo e sconvolgerò i dieci comandamenti. Non posso definirmi credente, però sono convinto che alcuni insegnamenti della religione siano stati rivoluzionari e, se seguiti, renderebbero davvero il mondo un posto più bello in cui vivere. Forse, a ben pensare, è anche vero che in tutte le cose della vita o quasi, scavando si può trovare qualcosa di buono, ma non sarò blasfemo al punto da non riconoscere alla religione un ruolo sociale importante. Ed è per questo che i dieci comandamenti vorrei davvero fossero seguiti alla lettera... non proprio alla lettera, in realtà, ma con alcune piccole modifiche: dopotutto è la mia fantavita, potrò cambiare le regole!
Ad esempio: i primi due... siamo convinti che siano proprio proprio indispensabili? Voglio dire: Non avrai altro dio fuori di me come esordio dà l'idea che chi pronuncia la frase sia un filarello superbo. E anche: Non nominare il nome di dio invano, magari lo si può mettere alla fine come consiglio, tipo art.10 come terzo: "ah, dimenticavo... non star lì a nominare il nome di dio invano che non è bellissimo"... e così si sono liberati due comandamenti. Il terzo: Ricordati di santificare le feste. Se con questo si intende: non lavorare e prenditi il riposo che meriti, sottoscrivo. Se si intende: vai a messa, bé ci sono comandamenti più importanti. O no? Quarto: Onora il padre e la madre... si, ma senza esagerare. Io avrei scritto: "cerca di voler bene al tuo prossimo, ama i tuoi figli e i tuoi genitori". Quinto: Non uccidere. Sacrosanto. Nulla da eccepire. Sesto: Non commettere atti impuri. Cioè? Sesso? Masturbazione? Se è così, cancellato. E sostituito con: "Non commettere atti impuri su chi non vuole commetterli con te". Settimo: Non rubare. E ci mancherebbe altro. Ottavo: Non dire falsa testimonianza. Ovvero: non raccontare balle, a meno che non serva per salvare la vita a qualcuno. Nono: Non desiderare la donna d'altri. E come si fa? Non è che il desiderio lo si controlla. Anche questo comandamento l'avrei visto bene come comma alla fine, tipo articolo 10 comma ottavo: "ah, dimenticavo (la memoria!)... non lumacare con le donne se sono già impegnate, a meno che non ci perdi proprio la testa e allora vi parlate chiaramente e se è il vostro desiderio siate onesti con gli altri". Decimo: Non desiderare la roba d'altri. Inutile. Voglio dire: non rubo perché non è bello né giusto farlo, ma se uno ha una bella casa potrò sognare di averla come lui? Tirate le somme io, se fossi dio (e potrei anche esserlo, se no non vedo chi...G.G.), ecco cosa avrei detto a Mosè.
Mosè, hai una penna?
Cos'è una penna, per dio?
Scusa, dimenticavo che le penne non ci sono ancora... Mosè, hai delle tavole e uno scalpello?
Certo, non vado mai in giro senza.
Ottimo, perché vorrei dettarti dieci comandamenti. Bé, non proprio comandamenti: sono più che altro consigli. Sei pronto?

Primo: Ricordati di accogliere ogni alba con un sorriso, perché tu hai la fortuna di essere vivo e quindi tutto il diritto di gioire della tua esistenza.
Secondo: Ricordati che tu vali e chi ti circonda ha sempre una storia o un'esperienza o un insegnamento da regalarti. Quindi mantieni il tuo cuore in ascolto.
Terzo: Ricordati di lavorare, ma senza che questo ti porti a trascurare te stesso e chi ti sta attorno. Insomma: lavora, ma ricordati di santificare la vita. Che è riposo, che è un vino buono sorseggiato sotto un pergolato, che è una favola raccontata a tua figlia, che è un abbraccio a una persona amata... insomma, mi hai capito.
Ci sei, Mosè? Mi segui?
Sì, ma un po' più lento che con lo scalpello...
Quarto: Ricordati
di voler bene al tuo prossimo, ama i tuoi figli e i tuoi genitori, se hanno meritato il tuo amore. Altrimenti tenta comunque di accoglierli sempre con un sorriso: nessuno è perfetto a questo mondo. E non scordarti che sotto questo cielo e sotto pelli colorate in modo diverso, capelli dipinti in modo variopinto, volti differenti, tutti abbiamo lo stesso cuore e gli stessi sogni. Quindi: nessuno è differente da te o da me.
Quinto: Non uccidere.
Sesto:
Non commettere atti impuri su chi non vuole commetterli con te. Godi delle gioie del sesso, senza farle diventare una malattia. Tutto o quasi va provato, senza mai eccedere o esagerare perché anche il profumo del fiore più bello alla lunga causa mal di testa...
Cosa significa, mio dio?
Tu scrivi, che poi tanto c'è chi interpreterà...
Settimo: Non rubare.
Ottavo: N
on raccontare balle, a meno che non serva per salvare la vita a qualcuno. Ma, soprattutto, non mentire a te stesso. Sii sempre onesto e sincero quando provi a convincerti di qualcosa.
Non ho capito.
Capirai...
Nono: Ricordati di godere del tempo. Cammina senza fretta. E, ogni tanto, fermati a scoprire la magia del silenzio.
Decimo: Se c'è qualcuno che vuole importi delle regole, non ascoltarlo. Se c'è chi ti vuole dare dei consigli, fermati a presta orecchio. Ma non confondere le sue parole con la verità assoluta. Che quella la conosci solo tu e il tuo cuore.
A meno che tu non sia un razzista e un violento, e allora tutto questo non lo potrai mai capire. Peccato, Mosè. Perché a pensarci bene il libero arbitrio sarebbe l'unica regola veramente valida. Ma, forse non ve lo meritate il libero arbitrio... Mosè, cancella tutto. E scrivi. Primo: non avrai altro dio fuori di me...

martedì 21 aprile 2009

In ginocchio da te

Meno male che Silvan c'è... di Massimo Gramellini (da La Stampa)

L’ultimo caso di uso criminoso della tv pubblica ha per protagonista il mago Silvan, sì proprio lui, quello che da cinquant’anni lancia messaggi in codice: «Sim-sala-bim». Nel corso di Domenica In, il vecchio illusionista comunista (tutti ricordano quando si fece rinchiudere nella tomba di Lenin e dopo due ore ne uscì Fassino) agita la bacchetta magica sotto gli occhi compiaciuti della conduttrice Lorena Bianchetti. «Poi la impresteremo a Berlusconi» sussurra, alludendo (immagino) a una frase del premier, «Non ho la bacchetta magica», riferita ai tempi di ricostruzione dell’Aquila. A nessuno sfugge il codardo oltraggio. Di sicuro non alla Bianchetti che, non potendo sbianchettare il mago, provvede seduta stante a imbiancare se stessa, trasformando il bel sorriso di poco prima in una maschera di cera. Mentre l’ignaro Silvan continua il giochino di prestigio, la sventurata placa con ampi gesti un funzionario che dietro le telecamere le sta gridando di strozzarlo in diretta. Appena il mago finisce i sim-sala-bim, lei lo affronta a muso duro: «La tua battuta è assolutamente personale». E parte in quarta con un monologo sull’impegno delle istituzioni nella tragedia. Ma la cosa più straordinaria non è il monologo della Bianchetti. È la faccia di Silvan. Si guarda intorno, alla ricerca di qualcuno che gli spieghi se si tratta di uno scherzo o di una puntata-pilota del «Lecchino d’oro». Davanti allo schermo, osservo la sua bacchetta magica con nostalgia. Mago della mia infanzia, ti prego, fammi scomparire in un mondo di schiene dritte.

Giornalismi e cazzate

Leggo le testimonianze di Giustino Parisse (qui e qui) dal terremoto in Abruzzo, leggo gli articoli di peacereporter, guardo le inchieste di report, assaporo i commenti di Gramellini, ricordo l'impegno di Tiziano Terzani... sono circondato da esempi di grande giornalismo. Poi apro i quotidiani e trovo titoli a caratteri cubitali su chi ha vinto x-factor o chi ha saputo mostrare meglio le tette al grande fratello e mi chiedo: è giornalismo? Sono notizie che meritano di trovare spazio e cittadinanza sui quotidiani o nei tg? E la risposta vien da sè...

Fulmini di guerra

Prima di proporre apertamente di utilizzare il 5xMille per le zone terremotate (che hanno sacrosanto bisogno di aiuto, ma in questo modo si rischia di togliere risorse a realtà di volontariato che fanno affidamento su questi introiti) il governo avrebbe forse fatto bene a farsi due conti in tasca sul fronte "spese di guerra". In questo articolo preso in prestito da peacereporter ci sono alcuni spunti interessanti per capire su come vengono spesi i nostri soldi. In tempi di crisi ho la sensazione che 13 miliardi di euro possano tornare comodi come investimento nel campo sociale, piuttosto che in quello bellico. Per fortuna che la nostra Costituzione parla chiaro: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali...". E allora a cosa caspiterina ci serviranno quegli aerei?

giovedì 16 aprile 2009

La donna canone

La mia Italia sta diventando una donna canone. C'è una fetta di Paese sconvolta. Che piange figli, madri e padri, che piange amici, sorelle e fratelli. Che non ha più una casa. Che ha perso i ricordi di una vita. Che si difende dal gelo stringendosi in una tenda o in un'auto. Che non sa quando potrà riassaporare il gusto della normalità. Di fronte a questa Italia, tg, giornali e politici ormai da quasi una settimana dedicano sempre più spazio e tempo non già alle storie e alle notizie di quella fetta sconvolta, ma alle polemiche suscitate da una trasmissione televisiva. Come se annozero e santoro fossero il problema e il terremoto solo l'occasione per scatenarlo. Ho l'impressione che questo paese soffra di sindrome del camaleonte e, prendendo sempre più le sembianze del suo presidente, inizi a confondere la vita reale da quella televisiva. Dimenticandosi che la tv la si può anche spegnere, la vita no.

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    Il 5xmille a Mehala

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