Da qualche giorno sentivo uno strano odore, nell'aria. Non potrei definirla puzza, ma è ben lungi da essere un profumo. Semplicemente un odore. E ho iniziato a chiedermi cosa fosse. Ieri l'ho scoperto: la crisi. Ebbene sì, la sanguinante signora (io la crisi me la immagino una donna bella ma sfatta, piena di tagli aperti da cui sgorga sangue a fiotti, dopotutto i segni meno di borse, pil, produzione e via discorrendo ce li colorano sempre di rosso) ha bussato le porte del posto dove lavoro e le hanno aperto. Ora è là sull'uscio a sussurrare parole che suonano quasi innocue, in quell'ipocrita terminologia tutta italiana che evidentemente suppone si possano allontanare le cattive novelle semplicemente spogliandole delle brutte parole. Ieri, ad esempio, l'ho sentita parlare di "ridimensionamento degli organici" o anche di "revisione degli organici" (un tempo si sarebbe detto: lasciare a casa senza uno stipendio le persone), "drastica operazione di salvaguardia" (sforbiciate ai "costi", e pare che il personale in questa crisi sia diventato un costo e non una risorsa), "esuberi" (licenziamenti) ed "eccedenze occupazionali" (gente di troppo). L'ho guardata negli occhi, la signora Crisi, e m'è parso di leggervi una vena malinconica e di stanchezza che mi fa pensare non abbia poi così tanta voglia di spazzar via il posto dove lavoro. Di sicuro da quando sono nato questo è il momento economicamente (e, per certi versi, anche socialmente) più brutto che io ricordi. Basti dire che la settimana è inziato con repubblica.it che annunciava: "si rischia un lunedì nero". E oggi, ultimo giorno feriale, che titola: "si rischia un venerdì nero". E allora sia benedetto il weekend, ancorché ammantato di nuvole grigie.
venerdì 6 marzo 2009
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Il 5xmille a Mehala
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2 Comments:
Dal mio punto di vista privilegiato sul mondo dei quotidiani ti assicuro che la crisi non è sull'uscio, ma ha varcato la soglia da un bel pezzo.
La contingenza non è certo delle migliori, ma per i quotidiani la crisi è strutturale ed è solo amplificata dai giorni neri che intravedi nei titoli di Repubblica.
L'unica arma per difendersi è capire questo prima di altri, non trincerarsi davanti a barriere contrattuali, aprirsi alle innovazioni che forse non garantiranno un futuro certo, ma appaiono come l'unica via di uscita possibile per un settore che pre troppo tempo ha vissuto al di sopra dei propri mezzi.
Un abbraccio
sonoa rrivata a pensare che anche dove non c'è crisi c'è crisi e comunque come hai detto tu il dipendente è diventato un costo..imbarazzante!
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