L’arrivo delle ronde è, paradossalmente, un campanello d’allarme per la tenuta di un tessuto sociale di cui, da qualche tempo, si notano preoccupanti smagliature. Certo, si può eccepire che è questione di punti di vista, un po’ come l’annosa questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Eppure quell’inquietante rumore che anticipa clamorose lacerazioni continua a ronzarci nelle orecchie, proprio come il tormentone delle ronde.
Siamo cresciuti, soprattutto chi ha avuto la fortuna di farlo in paesi piccoli, magari tutti arroccati attorno alla piazza centrale dove bar, chiesa e campo di calcio erano i motori di una vita sociale a cui nessuno si sottraeva, testimoni di relazioni umane autentiche. Non immuni da tensioni e antipatie, ma di certo lontane da apatia e menfreghismo.
Siamo cresciuti con la convinzione, forte anche della testimonianza di chi ci ha preceduti, che l’interesse verso il prossimo fossero un dovere civico. Per certi versi si può dire che ognuno di noi è sempre stato, a modo suo, membro di una «ronda» - termine che, lo ammettiamo, ci causa forti e dolorosi reazioni allergiche a livello epidermico - assieme al vicino di casa, all’amico del bar, al giornalaio, allo sconosciuto di passaggio. Siamo cresciuti con l’idea che nessuno avrebbe mai - ma sarebbe più corretto e bello poter ancora dire «ha mai» - sognato di voltarsi dall’altra parte di fronte a un reato, un’auto sospetta fuori dalla casa del vicino, il timore di un anziano truffato.
Un tessuto sociale di qualità, a prova di strappi, è composto da una trama di rapporti umani così fitta da trasformare chiunque in una risorsa per la giustizia e per le forze dell’ordine. E da un ordito in cui nessuno si sognerebbe di dire: «la sicurezza altrui? Non è affar mio».
L’arrivo delle ronde mette a rischio quel senso di appartenenza a una comunità di cui tutti devono sentirsi responsabili. Il desiderio di ronda suona come un tentativo di delegare ad altri quel senso di appartenenza. E quel dovere civico di aiutare il prossimo proprio di una società sana. Senza smagliature.
giovedì 13 agosto 2009
Ma la ronda no
Pubblicato da Pol a 17.53
Etichette: solidarietà
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Il 5xmille a Mehala
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8 Comments:
Condivido pienamente. Il sindaco del mio comune, a seguito di violenti scontri tra ronde di destra ed esaltati di sinistra, ha vietato le ronde, con un atto formale! Personalmente sono assolutamente contraria, per tutto quello che rappresentano...come tu ben esponi. Buone vacanze.
Da quando sono iniziate le ronde cerco di non esagerare con l'abbronzatura.
Queste sono le cose di questa Italia di oggi che mi fanno in assoluto più paura, e temo che fino a che qualcuno non si farà male non ci rendremo del tutto conto di quanto siano più pericolose le ronde di ciò da cui dovrebbero proteggerci...
hai ragione caro Pol, ti renderai conto anche tu che è veramente diventato difficile condividere perché si regna nella paura. Fortunatamente come dici tu sono cresciuta e vivo per scelta in un paesino piccolo dove nella comunità ci si conosce tutti o quasi.. ma nelle realtà come milano , roma , napoli e in molti altri paesi dove a malapena si conosce il vicino di casa? Forse la ronda non è la soluzione, ma ammetterai che in queste città la spersonalizzazione fa da padrona. e' difficile... sicuramente sono contraria alla violenza gratuita contro chiunque.
il nostro senso civico dovrebbe farci vergognare di certe "invenzioni"!!!!!!!!!!
vengo presa per indiana data la l'abbronzatura....che dici mi preoccupo?
Un abbraccio
Bellissimo questo post, condivido assolutamente le tue riflessioni. Inutile e addirittura nocivo voler regolamentare ed istituzionalizzare l'interesse e la cura per il prossimo con una legge di Stato. Senza pensare poi a quali reazioni ciò può scatenare. A me per esempio l'idea di ronda non tranquillizza ma fa paura, crea ansia...
si gioca con il fuoco...ed è assurdo nn rendersi conto della strda che è stata intrapresa!
Un abbraccio
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