Paolo è stato a San Siro a vedere gli All Black. E mi ha raccontato che lo speaker dello stadio è stato costretto a rammentare al pubblico che non è uso del pubblico del rugby fischiare l'avversario nel momento in cui, ad esempio, tenta la realizzazione di un calcio piazzato. Che tristezza. Possibile che le beceri abitudini da ultras di calcio ci trasformino in bambini discoli che la mamma o il papà sono costretti a riprendere a ogni occasione? Nel corso di una partita che è, oggettivamente, solo ed esclusivamente una festa che bisogno c'è di fischiare l'avversario per tentare di deconcentrarlo? In altri stati dove la passione per gli sport è decisamente più diffusa non ci sarebbe stato bisogno di un simile avvertimento. Ma in Italia la passione a senso unico per il calcio ci ha trasformati in popolo di fanatici. Guarire si può. Il primo passo? Spegnere la tv di fronte agli urlatori professionisti del pallone, sempre pronti a scannarsi sull'interpretazione di un rigore dato, e uscire di casa. Magari a lanciarsi una pallina da baseball, o a tirare verso un canestro, o a fare una corsetta, o magari ad alzare la palla oltre una rete cercando di non farla cadere a terra. Le occasioni non mancano, per imparare a non costringere lo speaker di San Siro a ricordare l'ovvio.
domenica 15 novembre 2009
Fischi per fiaschi
Pubblicato da Pol a 14.37
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Il 5xmille a Mehala
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3 Comments:
Vorrei guardare il bicchiere mezzo pieno. Dopo l'annuncio i fischi si sono diradati fin quasi a sparire.
Quindi cerchiamo di non smettere di provare ad educare, non è quasi mai tempo sprecato.
ciao paolo
spero che sia il rugby a contagiare il pallone e non il contrario..
marina
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